Terenzuola

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Tutto ha inizio nel 1993, quando Ivan si trasferisce da Stresa a Fosdinovo, per aiutare gli zii che avevano qualche vigneto con cui producevano vino da vendere sfuso, in una realtà agricola strettamente locale e familiare. Al tempo l’azienda lavorava su tre ettari di territorio ma, sotto la guida di Ivan inizia ad ingrandirsi, lavorando dapprima nel comune di Fosdinovo, acquisendo poi nuovi vigneti nei territori a cavallo tra Liguria e Toscana, assumendo così un’identità interregionale. Nasce quindi l’idea di una viticoltura che vuole liberarsi dalla concezione prettamente legata ai confini regionali, sviluppandosi seguendo la sola vocazione del “territorio in quanto tale” con la coltivazione delle molte varietà locali. Infatti, dopo oltre dieci anni di ricerca in collaborazione con il Professor Giancarlo Scalabrelli dell’università di Pisa, l’azienda ha censito 256 vitigni definiti autoctoni della zona, evidenziandola come una delle più ricche d’Italia (e quindi del mondo) per patrimonio ampelografico. Altro focus è la volontà di tornare ad antichi metodi di viticoltura, andati in disuso a favore di una meccanizzazione agricola, allo scopo di avere vigneti più sani ed equilibrati, meno scossi dagli andamenti stagionali e più resistenti alle malattie, in un’ottica votata al contrasto dei cambiamenti climatici. Tutti i 23 ettari di vigneti sono condotti in strettissimo regime biologico seppur senza certificazione (si potrebbe dire un biodinamico, ma senza dinamizzazioni). In vigneto non si lavora con nessun mezzo meccanico, tutte le operazioni vengono svolte manualmente. Inoltre non sono utilizzati prodotti di sintesi per la concimazione o la protezione delle piante. Il vigneto è considerato come un soggetto, da trattare quindi con cure omeopatiche, al fine di sviluppare una sua naturale resistenza ed equilibrio. A questo scopo si utilizzano alghe, propoli, essenze ed estratti vegetali; l’utilizzo del rame è limitato il più possibile (0,8 kg per ettaro) in una visione a residuo chimico zero. Nel periodo invernale vengono effettuate operazioni di dissodamento del terreno con attrezzature non invasive e tramite sovesci di vario tipo che aiutano anche la proliferazione di una forte biodiversità. L’altissima densità di impianto è una filosofia centrale nel pensiero di Ivan. Le piante infatti sono fittissime, da 8.500 – 9.000 fino a 13.000 ceppi per ettaro, al fine di creare una competizione radicale tra le viti, che si vedono costrette a scendere con le radici ad una profondità di oltre cinque metri, essendo così meno sensibili ai cambiamenti climatici stagionali ed alla siccità. Le uve coltivate sono molte. Appezzamenti di alcuni vigneti sono utilizzati come vivaio sperimentale allo scopo di studiare come determinate varietà si comportano in terreni o altitudini diverse, scegliendo poi, a seconda delle necessità, quali utilizzare per i nuovi impianti. Le proprietà sono dislocate in tre differenti areali: nei Colli di Luni e nelle Cinque Terre per la provincia di La Spezia, e nelle colline del Candia per la provincia di Massa Carrara. Terreni e altimetrie variano in maniera decisa, come d’altronde i diversi microclimi. Quindi, allo scopo di valorizzare al massimo le caratteristiche territoriali delle diverse zone, tutte le parcelle sono vinificate separatamente e, allo scopo di dare ai vini un estremo carattere territoriale, quarantotto ore prima della vendemmia si selezionano direttamente in vigna i lieviti per il “pied de cuve” per ogni parcella da vinificare (circa 60-70 vinificazioni separate). Per lavorare in questo modo, con vigneti in zone dove la coltivazione della vite è considerata “eroica”, l’azienda ha bisogno di moltissima manodopera, infatti i dipendenti sono tanti quanto gli ettari vitati.

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    Vermentino Bianco

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